Confessioni di un 3D Artist: Gennaro Esposito
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Confessioni di un 3D Artist: Gennaro Esposito


Sara Zucchini / 23 Novembre 2016

Gennaro Esposito, artista della modellazione 3D sarà con noi per un doppio appuntamento: venerdì 25 novembre, dalle 18 alle 20, per un evento gratuito sul mondo del 3D, per i curiosi e gli interessati più o meno esperti del settore. E per un corso di 3 giornate in collaborazione con Digital Shark Academy in programma per il 2, 3 e 4 dicembre: Hard Surface for Production.

Anche lui, oggi, si presta alle nostre temibili Confessioni.

 

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Ciao Gennaro, benvenuto a DoLab School. La prima cosa che ti devo chiedere non può essere che questa: spiegaci che lavoro fai così come l’hai spiegato ai tuoi genitori (a meno che anche i tuoi genitori non siano 3D Artist).

Premetto che mio padre non ha ancora ben chiaro il ruolo che occupo e non credo abbia idea di come possa garantire un futuro a mia moglie e a mia figlia. Detto questo mi occupo principalmente di 3D per Commercial, VFX e Game. Il mio ruolo è quello di creare in 3D oggetti (organici e non)  pronti per una pipeline di produzione.

Che cosa si intende per “pipeline di produzione”?

Per pipeline di produzione, all’interno di un progetto, si intende la catena di produzione che va dall’ ideazione del concept fino al rendering finale. Il ruolo del 3D Artist è concentrato nella produzione degli assets (personaggi, veicoli, armi, oggetti). E produrre assets per la produzione significa seguire tutto il flusso di lavoro che comprende la modellazione 3d, il texturing e, se richiesto, la gestione dei materiali per il rendering finale. I progetti con le animazioni sono quelli che più richiedono specifiche particolari agli assets.

Il 3D artist è anche colui che produce modelli pronti per la messa in specifica per un video game, o magari modelli pronti per la stampa 3D.

Il dubbio di fondo è proprio questo: quanto è diffusa la tua specializzazione in Italia e, di conseguenza, quanto è richiesta?

Molto. Ci sono tantissimi 3D Artist in Italia che fanno molto bene sul territorio e sopratutto hanno grande appeal all’estero. Diciamo che la massa vede il 3D più focalizzando il mondo dell’Architettura e del disegno industriale, e vede noi come una sorta di nicchia nascosta che gioca a manipolare forme e volumi. Nella realtà invece c’è un mondo pieno di opportunità, dove chi vale può dire la sua.

Essere un “artista” è qualcosa di più che fare un qualsiasi lavoro. In che cosa consiste questa di più?

Il nostro mondo ci porta a fondere l’arte con la tecnologia, bisogna avere una buona predisposizione alla parte tecnica e molte volte questo fa a cazzotti con l’arte. Il di più sta nel non fermarsi mai, questo settore è in continua evoluzione e il formarsi ad alti livelli in maniera costante può significare tanto.

Spesso, quando si cerca di costruire il proprio percorso professionale, si fa fatica a guardare “fuori dagli schemi”, a pensare a un modo di sfruttare la propria professione in un modo non convenzionale. Sei d’accordo? Pensi che il mondo della computer grafica sia invece un caso a parte?

Credo che fare 3D sia a prescindere un evadere dagli schemi, sopratutto nel nostro paese dove vige ancora l’idea dell’impiego alle poste o magari in banca. Io per il 3d ho lasciato l’università a sei esami dalla laurea in Scienze dell’amministrazione, ecco perché forse  mio padre non “riesce ” a capire il mio mondo!

Parlaci del tuo percorso. Come hai deciso di fare il mestiere che fai? Quando hai iniziato sapevi già che cosa avresti voluto fare?

La mia passione per l’arte nasce dal mondo dei Graffiti. La mia tag era Ramek e dipingevo scritte 3D. Da li in poi ho cercato di portare questa passione nel mondo reale e cercare di costruire un piano di Business convincente. Quando ho iniziato io il 3D era fantascienza e non era molto facile recepire input, ma avevo una visione a lungo termine e credo che poi sia stata ripagata. Oggi è diverso tutto è a portata di click, ma paradossalmente questa enorme massa di informazioni produce meno di quello che si produceva sei o sette anni fa, vedo sempre più tutorial e meno portfoli validi, diciamo così.

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Quali sono i tuoi modelli di riferimento negli ambiti della pubblicità e della comunicazione visiva,  dell’animazione 3D, ma anche dei video games e del product design?

Bisogna avere una visione chiara a 360° diciamo che le cose fatte bene sono difficili da non prendere di riferimento.

Cos’è e come nasce la Digital Shark Academy?

La Digital Shark è un progetto a lungo termine con una filosofia ben  precisa: i professionisti al servizio della Formazione. In Digital Shark non ci sono docenti di professione e mai ce ne saranno. Puntiamo molto al “metodo” e diamo meno enfasi ai software.

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A chi si rivolge l’evento? Quale tipo di background è necessario per partecipare? Spiega a chi ci legge perché dovrebbe partecipare.

L’evento è un modo per dare informazioni sul mondo 3D che vanno oltre l’aspetto puramente tecnico. Un’occasione per chi è affascinato da questo mondo e vuole capire alcune dinamiche del settore e poi può essere di aiuto a tutti quei  ragazzi che, purtroppo, dopo poche ore di tutorial credono di essere pronti per il mercato del lavoro, e quindi rimangono demoralizzati dai molti tentativi a vuoto di candidature per alcuni ruoli specifici. Oltre ad essere un ottimo strumento di sano networking, è sempre bello portare offline, e quindi nella vita reale, il mondo dell’online.